Confesercenti Veneto Centrale: a Padova quasi millecinquecento imprese perse e oltre duecento milioni di euro sottratti all’economia locale
Crescono i dipendenti, crollano gli autonomi. La desertificazione commerciale continua a colpire la provincia e il Comune di Padova, con effetti rilevanti sulla ricchezza e sulla vitalità dei centri urbani. Secondo le elaborazioni di Confesercenti del Veneto Centrale, la riduzione dei punti vendita fisici e la crescita delle grandi piattaforme internazionali di e‑commerce hanno spostato una parte consistente dei consumi fuori dai circuiti economici locali, determinando la chiusura di numerose attività e la fuoriuscita di risorse dal territorio.
Nella provincia di Padova le imprese registrate nel commercio al dettaglio sono scese in modo significativo: il confronto rileva la perdita di 1.466 attività, pari a una contrazione del 14,6 per cento. Questa fuga di imprese si traduce, sempre secondo le stime di Confesercenti, in una perdita di ricchezza per il territorio provinciale stimata in 219,9 milioni di euro. Nel solo Comune di Padova la diminuzione riguarda 424 attività, una riduzione del 14,8 per cento: la ricchezza non più trattenuta dal circuito economico cittadino è stimata in 63,6 milioni di euro.
Il fenomeno investe l’intero Veneto: complessivamente le imprese del commercio al dettaglio nella regione sono calate in modo ancora più marcato, con oltre ottomila attività in meno e una perdita stimata superiore a un miliardo e duecento milioni di euro. Padova concentra più del 18 per cento della riduzione regionale e si colloca al terzo posto tra le province venete per valore sottratto all’economia locale, dopo Verona e Treviso.
I dati sull’occupazione mostrano però una trasformazione profonda del settore. In provincia di Padova il numero complessivo degli addetti è aumentato, con un incremento di 2.805 unità, pari al 6,9 per cento. Questa crescita nasconde però dinamiche opposte: i lavoratori dipendenti nel commercio sono cresciuti di oltre il 17 per cento, passando da circa 29 mila a oltre 34 mila addetti, mentre gli indipendenti sono diminuiti in misura rilevante, con una perdita di 2.317 unità, pari al 20,2 per cento.
Nel capoluogo il divario è ancora più accentuato: gli addetti totali crescono del 19,1 per cento e i dipendenti del 28,1 per cento, ma gli indipendenti scendono di 611 unità, pari al 21 per cento. «I dati ci dicono che il commercio padovano continua a creare occupazione, ma ci impongono di guardare oltre il saldo complessivo», commenta il presidente di Confesercenti del Veneto Centrale. «In sei anni gli addetti della provincia sono aumentati di circa 2.800 unità; nello stesso periodo, però, sono scomparse quasi 1.500 imprese e oltre 2.300 lavoratori indipendenti, mentre i dipendenti sono cresciuti di oltre 5.100 unità. Si tratta di un cambiamento profondo nella struttura del settore».
Il presidente sottolinea inoltre che la crescita occupazionale è concentrata quasi interamente nel Comune di Padova, dove i lavoratori sono aumentati di oltre 3.000 unità; nel resto della provincia il saldo occupazionale è negativo di circa 200 posti. Questo implica che i centri minori non stanno beneficiando dello sviluppo registrato nel capoluogo e stanno perdendo soprattutto imprese di prossimità.
Confesercenti richiama l’attenzione sul fatto che la chiusura di ogni attività commerciale non rappresenta solo la perdita di un’impresa: è la scomparsa di un servizio, la perdita di vitalità di uno spazio urbano e la sottrazione di una parte della ricchezza prodotta dai consumi che restava nel territorio. L’associazione stima che per ogni cento euro spesi nei negozi fisici circa settanta rimangono sul territorio, alimentando occupazione, redditi, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità; quando gli acquisti si trasferiscono sulle grandi piattaforme internazionali, una quota analoga esce invece dal circuito economico locale.
A livello nazionale le elaborazioni indicano la scomparsa di oltre centoundicimila imprese del commercio al dettaglio e la delocalizzazione di consumi per circa sedici miliardi e settecento milioni di euro nel periodo considerato. Confesercenti ricorda che il commercio di prossimità funziona come una vera e propria infrastruttura territoriale: attorno a ogni attività si generano occupazione diffusa, redditi, immobili attivi, servizi professionali, manutenzioni, tributi locali, oltre al presidio degli spazi urbani, alla sicurezza e alla coesione sociale. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche e il cambiamento delle abitudini di acquisto alterano questo equilibrio.
L’associazione ritiene che l’e‑commerce possa rappresentare un’opportunità anche per le piccole imprese se integrato con la rete commerciale esistente, ma avverte che il problema nasce quando la crescita dei grandi marketplace indebolisce le economie locali. Per contrastare la desertificazione commerciale, Confesercenti del Veneto Centrale rilancia una proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, con interventi su rigenerazione urbana, accessibilità, sostegno agli esercizi di vicinato e riuso degli spazi sfitti.
«Chiediamo ai cittadini di sostenere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, nata per invertire questa tendenza, valorizzare le economie locali e riportare imprese e servizi nei centri urbani, rendendoli più vivi e vivibili per tutti», conclude il presidente. L’obiettivo indicato è rimettere al centro dello sviluppo economico l’impresa diffusa, ritenuta fondamentale per mantenere la qualità, la bellezza e la vitalità delle città e delle strade.





