Confesercenti Lombardia Orientale: in provincia di Brescia persi 1.361 negozi e oltre 204 milioni di ricchezza. Allarme per la “desertificazione commerciale”
La rete del commercio al dettaglio in provincia di Brescia si è fortemente ridotta: secondo i calcoli di Confesercenti Lombardia Orientale, tra il periodo preso a confronto la provincia ha perso 1.361 imprese del commercio al dettaglio, passando da 12.153 a 10.792 attività, con una contrazione dell’11,2% e una perdita di ricchezza stimata in 204,15 milioni di euro.
Nel capoluogo la dinamica è analoga: le imprese sono scese da 2.667 a 2.380, con 287 attività in meno, pari al 10,8%, e un valore sottratto al territorio superiore a 43 milioni di euro. I dati messi insieme dall’associazione mettono in luce una duplice trasformazione: da una parte la riduzione dei punti vendita fisici, dall’altra lo spostamento dei consumi verso grandi piattaforme internazionali di marketplace che sottraggono al territorio una parte consistente della ricchezza prodotta dalla domanda locale.
Secondo le stime di Confesercenti, per ogni 100 euro spesi in attività fisiche circa 70 euro rimangono nell’economia locale, mentre se la spesa avviene sui grandi marketplace internazionali la maggior parte di quel valore si delocalizza fuori dal territorio. La perdita complessiva di valore registrata per effetto combinato della riduzione dei punti vendita e della migrazione degli acquisti online, calcolata dall’associazione, raggiunge a livello nazionale diverse decine di miliardi: la quota riferibile alla sola provincia di Brescia è parte di questo fenomeno più ampio.
Il cambiamento occupazionale conferma la trasformazione strutturale del settore. Nell’intera provincia gli addetti complessivi del comparto sono diminuiti di 1.272 unità, passando da 31.565 a 30.293, con una flessione del 4%. Dietro questo saldo si nascondono però dinamiche opposte: i dipendenti hanno registrato un aumento di 1.254 unità, pari a circa il 7%, mentre gli addetti indipendenti (lavoratori autonomi e titolari di impresa) sono diminuiti di 2.526 unità, una contrazione del 18,6%. Anche in città, nonostante la scomparsa di numerose attività, gli addetti totali sono aumentati dell’8,4% grazie alla crescita del lavoro dipendente, mentre gli indipendenti si sono ridotti del 18,2%.
Secondo Confesercenti, il quadro che emerge è quello di una rete commerciale sempre più rarefatta, con un arretramento marcato del lavoro autonomo e una concentrazione dell’occupazione in un numero inferiore di imprese. Questo processo comporta non soltanto la chiusura di esercizi commerciali, ma la perdita di servizi, relazioni, lavoro autonomo e una parte della ricchezza generata dai consumi, elementi che incidono sulla sicurezza, sulla vivibilità e sulla coesione sociale dei quartieri e dei piccoli comuni.
Per fronteggiare la situazione, Confesercenti ha avviato una mobilitazione per portare la questione nella sfera politica e introdurre misure di rigenerazione urbana per il commercio e i servizi di prossimità. In città sono stati allestiti gazebo per la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. L’obiettivo nazionale dell’iniziativa è quello di raccogliere 50.000 firme e inserire l’argomento nell’agenda politica.
La proposta ha già raccolto decine di migliaia di sottoscrizioni e ha ottenuto l’adesione di centinaia di amministratori locali, tra sindaci, assessori e consiglieri. Il fenomeno non riguarda solo la provincia di Brescia. Nell’area della Lombardia orientale, che comprende le province di Brescia, Cremona e Mantova, sono scomparse complessivamente 2.572 imprese del commercio al dettaglio, una riduzione pari al 13,2%, con una perdita di ricchezza stimata in 385,8 milioni di euro.
Gli addetti complessivi nella stessa area sono diminuiti di 3.354 unità e gli addetti indipendenti sono calati di 4.404, pari al 20%. A livello regionale e nazionale i numeri confermano la portata dell’emorragia: in Lombardia il numero di imprese del commercio al dettaglio è sceso da 95.035 a 83.484, con oltre 11.500 attività in meno, mentre nel Paese la riduzione ha raggiunto oltre 111.000 imprese. Confesercenti stima una perdita di ricchezza pari a circa 1,73 miliardi nella regione e oltre 16 miliardi a livello nazionale.
L’analisi sottolinea inoltre che il calcolo economico fotografato dall’associazione coglie solo la parte quantificabile della desertificazione commerciale: restano infatti difficili da stimare gli effetti sulla disponibilità di beni e servizi, sulla sicurezza urbana, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita, che peggiorano quando si assottiglia la presenza del commercio di prossimità.
Per Confesercenti è necessario mettere in campo strumenti concreti per rigenerare le aree commerciali, favorire il ricambio imprenditoriale e sostenere i servizi di prossimità. L’associazione avverte che l’e-commerce può costituire un’opportunità se integrato con la rete fisica e se permette anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati; diverso è invece l’impatto dei grandi marketplace internazionali, che trasferiscono fuori dal territorio una quota significativa della ricchezza generata dai consumi dei cittadini.
La raccolta firme promossa su scala locale rientra nella strategia di trasformare i dati economici in una questione politica misurabile, dalla quale derivino interventi di rigenerazione urbana e strumenti volti a impedire l’impoverimento progressivo di città e piccoli comuni. Confesercenti invita i cittadini a firmare per scegliere se la ricchezza prodotta dai consumi rimanga nel territorio o si allontani dalle comunità che l’hanno generata.





